venerdì, 06 novembre 2009
Qualcuno me lo ha fatto ricordare, involontariamente. Mi ha ricordato le nostre feroci discussioni nei forum, il nostro moderare comune un forum di politica. E per ricordarlo nel modo migliore, posto qui una sua poesia.

NOUS, LES ARTISTES
Tenere accanto al letto, sempre all’erta,
un calamaio di musica e di sangue
da intingere il pennino, e d’altro niente:
per scrivere va bene il pavimento
lo spazio di un lenzuolo, di un silenzio,
la notte che non vale una canzone:
il cielo sgombro di stelle, nascoste
dietro la luna, come per dispetto,
l’ispirazione che ci gira intorno
come un folletto, come una farfalla.
Noi siamo qua, noi, siamo sempre noi,
a masticare sogni avvelenati,
a sputare illusioni disperate,
a mescolare nelle nostre storie
spari alle tempie e baci sulla bocca,
noi, nel recinto dei senza vergogna,
ad aspettare visite e saluti
da chi ci tira in faccia, con affetto,
le noccioline e gli ottimi consigli.
Noi siamo qua: messeri di colori;
noi, siamo noi: signori saltimbanchi,
in attesa di applausi, di sorrisi,
d’insulti, fischi, di calci nel culo,
va bene tutto: un segno, una presenza,
purché tenga lontana la paura
di esistere e non essere sul serio
in questi spazi di vuoto e di tutto,
in questa solitudine affollata
di desideri e di parole al vento.

W a l k o

postato da: GipoScribantino alle ore 22:40 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie, storie
mercoledì, 04 novembre 2009

Ricordo di avere comprato questo libro anni fa. Poi è finito in soffitta quando ho comprato la nuova libreria e ho cambiato disposizione ai miei libri, trasferendo tutti i miei Tex in soffitta, al riparo da sguardi e mani rapaci.

Qualche giorno fa ho visto sulla 7 l'intervista di Lilli Gruber a Rossana Rossanda. Sono andato a cercare quel libro e l'ho letto. Ho terminato oggi la lettura. 

L'autrice racconta tutta la sua vita, la sua partecipazione alla resistenza, l'impegno nel PCI, con un occhio attento, disincantato e a volte malinconico. Le note biografiche sono intervallate da considerazioni sull'essere donna, come questa: "Ci vuole una vita per capire che significa essere donna. Almeno così pare a me, e perciò guardo le giovani con tenerezza – sono tanto più belle di come eravamo- e compassione. Come a noi erano prescritte castità e indipendenza, a loro sono prescritti sesso e seduzione. Come per noi la maternità oscilla tra realizzazione e contraddizione. Sul resto – che essere, che fare- ognuna inciampa per conto suo. Alcune trovano nel femminismo lembi di risposta, di comunità. Le più fingono di sapere quello che vogliono, ma poche se la cavano".

Il libro termina con la fondazione del Manifesto e l'espulsione della Rossanda dal PCI.

Mi ha fornito molti spunti di riflessione, e qualche momento di allegria e di commozione.

postato da: GipoScribantino alle ore 21:43 | Permalink | commenti (2)
categoria:libri, rossana rossanda
sabato, 24 ottobre 2009

"Belli gli spari, eh, papà?"

"Si, ora che andiamo a casa ci facciamo una spaghettata"

"Ma è già mezzanotte, a che ora andremo a dormire? E poi mamma non vuole cucinare"

"Non preoccuparti, cucino io, un piatto veloce, in un quarto d'ora è pronto, il tempo che tu apparecchi la tavola"

"E cos'è?"

"Spaghetti alla carrettiera, prendiamo un pò di pomodori, due capperi, un peperoncino, un pò di basilico e prepariamo un sughetto veloce. Vedrai che ti piaceranno."

"Buoni, papà!"

Andate a votare alle primarie del PD!

postato da: GipoScribantino alle ore 09:43 | Permalink | commenti (17)
categoria:politica, storie, cucina
mercoledì, 07 ottobre 2009

Berretto pipa bastone, gli spenti
oggetti di un ricordo.
Ma io li vidi animati indosso a uno
ramingo in un'Italia di macerie e di polvere.
Sempre di sé parlava ma come lui nessuno
ho conosciuto che di sé parlando
e ad altri vita chiedendo nel parlare
altrettanta e tanta più ne desse
a chi stava ad ascoltarlo.
E un giorno, un giorno o due dopo il 18 aprile,
lo vidi errare da una piazza all'altra
dall'uno all'altro caffè di Milano
inseguito dalla radio.
«Porca - vociferando - porca.» Lo guardava
stupefatta la gente.
Lo diceva all'Italia. Di schianto, come a una donna
che ignara o no a morte ci ha ferito.

Vittorio Sereni

postato da: GipoScribantino alle ore 18:20 | Permalink | commenti (12)
categoria:politica, storie, provocazioni, vittorio sereni
domenica, 04 ottobre 2009

Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia.

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva; e la massa ignora, perché non se ne preoccupa: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi da fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano.

Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci
postato da: GipoScribantino alle ore 23:28 | Permalink | commenti (5)
categoria:politica, gramsci